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Gli ultimi messaggi del Forum

La fine dell'altro mondo / Filippo D'Angelo

A dispetto del poco tempo con cui ho letto questo libro, una volta terminato sono rimasto insoddisfatto.
D’Angelo scrive bene (o forse “scriveva”… a parte qualche articolo su Il Sole 24 Ore che fine ha fatto?), non credo ci sia nulla da dire al riguardo, ma non so quanta aderenza ci sia tra l’autore e i personaggi di cui racconta le gesta, l’ambiente superficialmente colto in cui si muovono.

Ed ecco il punto: il dubbio che ci sia tanta autobiografia in questo mondo annoiato che descrive mi fa rizzare i peli sul braccio.
Conosco quel sottobosco di umanità egoriferita che fa arte (libri, film, statuine col pongo) perché hanno cognomi, soldi e tanto tempo libero.
Non avevo bisogno di leggere un libro che ci sbrodola sopra.

Di contro, se D’Angelo si è fatto scrupoloso e distaccato cronista di una realtà che ha incrociato suo malgrado, sospendendo il giudizio e lasciando a noi lettori la facoltà di odiarla, allora che dire: forse abbiamo a che fare con un talento letterario che andrebbe coltivato maggiormente.

A lato, il fatto che questo dubbio sorga spontaneo è un problema che il narratore si sarebbe dovuto porre a monte.

R: L’enigma della camera 622 - Joël Dicker

Restituito dopo averne letto 1/3. Di una noia mortale . Personaggi ridicoli è quasi da fumetto ,situazioni poco credibili.scelto a seguito delle recensioni favorevoli . Forse dovevo insistere e ansare avanti nella lettura, chissá!

La mia vita scandalosa / Giò Stajano

Lettura curiosa, questa autobiografia di Stajano. Non ha pretese alte ma si legge in modo scorrevole.

Va detto, si tratta di esperienze figlie dei loro tempi e quindi vanno contestualizzate.

Oggi non potrebbe capitare nulla del genere e se da un lato è perché tutto è stato già fatto/vissuto/masticato e molto di quell'universo è stato inghiottito e disintegrato, dall'altro lato è perché - che piaccia o meno - gli omosessuali si sono (ci siamo) omologati. Bene o male che sia, valutatelo voi.

A questo aggiungo che non credo alla figura di Stajano anticipatrice dei tempi come si ama pensarla. Ha fatto ciò anche altri facevano, ma agevolato dalla famiglia e le amicizie, ha potuto farlo in modo più esposto. Che la "comunità" ne abbia beneficiato è stato un effetto indubbio ma assolutamente collaterale.

Pubblici scandali e private virtù : dalla Dolce Vita al Convento / Giò Stajano si racconta a Willy Vaira

Avendo letto l'autobiografia di Stajano prima di questa "intervista", avanzo l'ipotesi di una pseudo truffa editoriale. Con entrambi i libri alla mano, interi paragrafi sono stati oggetto di COPIA/INCOLLA. La vita è la stessa, certo, ma quando le risposte sono IDENTICHE, parola per parola, virgola per virgola, il sospetto è dietro l'angolo.

Cambia giusto (per motivi temporali) tutta l'orrenda parte della "conversione religiosa" (essendo giunta dopo l'autobiografia) e qualche dettaglio stravagante. Uno su tutti: la parte sulla prostituzione con l'amica Pompilia, nell'autobiografia era ambientata in Ungheria, con l'inserzione pubblicata su un quotidiano magiaro mentre nel libro di Vaira il tutto è ambientato a Roma, con l'inserzione pubblicata su Il Messaggero.

Come mai? Non lo so.
Mi interessa saperlo? No.

I dieci comandamenti nel XXI secolo / Fernando Savater

libro inutile. non aggiunge nulla a quanto già si sa. E' una sequela di esempi attuali di come i 10 comandamenti sono vissuti oggi, nel bene e nel male. Un elenco superficiale e banale senza alcun approfondimento nè sul COME dei fenomeni, nè tantomeno sul PERCHE'. I dialoghi tra autore e Dio in apertura dei capitoli sono di una vuotezza imbarazzante.
Ci si dovrebbe aspettare di piu' da un docente di filosofia.
Magari l'autore in altri suoi libri offre del buono, ma in questo proprio no. Non leggetelo.

Il senso del dolore - Maurizio De Giovanni

Non conoscendo né i libri né la serie TV ho letto questo fumetto senza alcuna aspettativa e in generale mi è piaciuto molto. Bella la storia e credibili i personaggi. Di questi ultimi, ciò che viene suggerito è abbastanza interessante da volere leggere anche le successive storie, per approfondirne la conoscenza e comprendere appieno il loro carattere.

Per quanto riguarda il tratto, invece, ho trovato il risultato altalenante. Tanto meraviglioso e maniacale lo studio dei fondali, dei paesaggi, persino degli arredi, quanto bidimensionali i volti e la plasticità dei personaggi. A volte sembra di avere a che fare con le bozze di uno stilista più che di un fumetto. E' una pecca, sì, ma lieve. Tra Diabolik e Corna Vissute ho visto di molto peggio.

Tom Jones

Dare la propria opinione su un romanzo universalmente riconosciuto come un capolavoro capace di influenzare la letteratura inglese a esso successiva è un'impresa a cui rinuncio volentieri.
Per questo dirò solo che, al di là di alcune scelte stilistiche che a mio gusto sono risultate dei vezzi e nulla più, Tom Jones mi ha divertito, mi ha invitato a seguire le disavventure dei suoi protagonisti con grande passione e curiosità, fino all'ultima pagina.
I personaggi nel "teatrino" messo in piedi da Fielding sono tanti, tutti ben gestiti, anche quando non utili all'economia del romanzo perché essenziali alla crescita morale del nostro eroe, non estraneo alle debolezze umane ma pronto a riconoscerle e fare ammenda.
Alla fine, tra alti e bassi, ho apprezzato anche le aperture di ciascuno dei 18 libri che compongono l'opera, quasi un "romanzo nel romanzo" in cui l'autore si è preso la libertà di esprimere opinioni sul mondo dell'arte, sulla letteratura, sullo stile, sui giornalisti... Una sorta di corsivo che col romanzo vero e proprio aveva poco a che fare, se non (forse, ma non solo) per mettere le mani avanti circa future bastonate da parte dei critici (categoria che Fielding si preoccupa di demolire sulla fiducia).

Non un libro che si fa divorare, va detto, ma un pasto da consumarsi con calma, sbocconcellando anche altro nel frattempo.

Perle ai porci : diario di un anno in cattedra, da carogna / Gianmarco Perboni

Avevo iniziato la lettura di questo libro convinto che si trattasse della cronaca umoristica di un prof alle prese con una classe di somari. In verità, oltre ad additare gli studenti (talvolta in modo gratuito e pure un po' imbecille), in questo libro fanno capolino denunce ben argomentate sulle scelte, in larga parte politiche, che hanno reso la scuola un luogo di non-istruzione. Peccato che insieme alle denunce - legittime e condivisibili - si colga anche il veleno maturato da "Perboni" nel corso del tempo. Veleno che, ahimé, depotenzia la sua accusa e rende ancora più penose le sue rivalse sugli studenti.