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Gli ultimi messaggi del Forum

L'idealista / Geraldine Brooks

Da tempo volevo leggere questo romanzo, avendo amato Piccole Donne e avendo molto apprezzato altri libri di Geraldine Brooks, che proprio con questo titolo ha vinto il Premio Pulitzer nel 2006.
Il romanzo ha come protagonista il sig. March, padre delle Piccole Donne di Louisa May Alcott: la Brooks parte dalle lettere che l’uomo inviava alla famiglia mentre era lontano per la guerra e rievoca, in un doppio binario, da un alto la sua gioventù, i primi anni di matrimonio, la decisione di arruolarsi, dall’altro la sua esperienza come cappellano militare.
Non ho ritrovato in questo libro i personaggi che mi erano rimasti nel cuore dai libri della Alcott. La signora March è una donna iraconda, fanatica, che agisce senza pensare; il signor March è un idealista ma sprovveduto, spesso irragionevole. Il romanzo si sarebbe potuto chiamare L’idiota ma il titolo era già stato usato da altri… Forse se la Brooks avesse creato dei personaggi nuovi, senza riferimenti ad altre opere, il mio fastidio sarebbe stato inferiore.
Mi hanno invece interessato molto le pagine in cui vengono descritte le condizioni in cui si sono trovati gli schiavi fuggiti o liberati dai soldati dell’Unione. Solitamente l’accento è posto sulla schiavitù e sull’anelito antischiavista degli stati del Nord. In questo romanzo, invece, l’esercito nordista non esce benissimo: la Brooks mette in evidenza il razzismo e le discriminazioni che correvano tra le truppe, la distanza tra le posizioni degli idealisti che predicavano alla tranquilla borghesia cittadina del Nord e la cruda realtà che si presentava invece a chiunque si spingesse un po’ più vicino al fronte o nelle città del Sud occupate.

L'Onda / Todd Strasser

Il romanzo, ispirato a un fatto realmente accaduto in California alla fine degli anni ’60, parte da una domanda che gli allievi di un corso di storia dell’ultimo anno delle superiori pongono al loro professore: come è possibile che il popolo tedesco abbia accettato senza opporsi la politica di Hitler? Come hanno fatto molti a non rendersi conto delle mostruosità che stavano accadendo? Il professore decide di sottoporre i ragazzi a un esperimento per dimostrare quanto, in un regime dittatoriale, siano facilmente influenzabili le menti delle persone, soprattutto dei più giovani: crea quindi un movimento, chiamato L’Onda, che ha un motto (La Forza è Disciplina. La Forza è Comunità), un simbolo (l’onda), un saluto speciale, una rigida disciplina e un forte spirito di comunità. L’Onda travolgerà pericolosamente gli studenti ma anche il professore stesso.
È stata una lettura inquietante sul bisogno di identificarsi in un gruppo, la paura di essere emarginati e quanto sia facile perdere la propria obiettività facendosi trascinare da una guida forte.
La scrittura è semplice, immediata ed efficace

Shakespeare : l'invenzione dell'uomo / Harold Bloom

Harold Bloom, professore e critico letterario statunitense, sostiene che Shakespeare sia stato il primo drammaturgo a infondere vita nei suoi personaggi, ognuno dei quali è unico, ha una propria personalità e una profondità psicologica mai esplorata prima. Arriva ad attribuire a Shakespeare l’invenzione dell’uomo così come lo concepiamo oggi.
Ogni capitolo di questo saggio si sofferma su un’opera diversa, analizzandone i personaggi ed eventuali legami con altri testi. È un libro che va centellinato e che presuppone una conoscenza approfondita dei drammi di Shakespeare, magari anche una rilettura (almeno nel mio caso).
Pur non essendo un saggio di difficile comprensione, non è stata per me una lettura agevole e mi ha richiesto una concentrazione a cui non sono più abituata.
Opere trattate: La commedia degli errori, Riccardo III, Romeo e Giulietta, Giulio Cesare, Pene d’amor perdute, Sogno di una notte di mezza estate, La dodicesima notte, Riccardo II, Enrico IV, Misura per misura, Amleto, Otello, Re Lear, Macbeth, Coriolano, Il racconto d’inverno, La tempesta.

Tanti piccoli fuochi - Celeste Ng

Celeste Ng mette al centro dei suoi romanzi famiglie disfunzionali, anzi no… famiglie normali, con problemi che non è così difficile incontrare nella realtà. In questo caso ci vengono presentati due modelli diversi: i Richardson, borghesi, tradizionali, ben inseriti nella vita sociale della piccola cittadina; le Warren, madre artista anticonformista e figlia, senza radici, abituate a cavarsela con poco.
Non saprei individuare un unico protagonista. Ogni personaggio ha una propria voce e rivela le proprie mancanze ma nessuno arriva a meritarsi una condanna netta: grazie ai molteplici punti di vista illustrati, mi sono sentita affine a tutti in diversi momenti.
I temi trattati sono molti e controversi, e mi hanno portato più volte a interrompere la lettura per ragionare e fare chiarezza in me stessa. Non posso parlarne in maniera più esplicita per non rivelare dettagli della trama.

La guerra dei papaveri - R. F. Kuang

Primo volume di una corposa trilogia, La Guerra dei Papaveri ci porta nell’Impero del Nikan, una sorta di Cina trasposta in un contesto fantasy, da anni ai ferri corti con l’Impero di Mugen, l’isola arcuata, chiaramente ispirato al Giappone. La protagonista, Rin, è la tipica eroina dei fantasy young adult: povera, maltrattata, si impegna per diventare la migliore e scopre di essere speciale e avere dei poteri.
Cosa mi è piaciuto di questo romanzo? Per prima cosa sono stata felice che il focus della storia sia rimasto sulla guerra e non si sia perso il filo in vicende amorose. La descrizione degli orrori perpetrati dai soldati di Mugen è dettagliata e crudele ma, al contempo, necessaria per comprendere le motivazioni dei personaggi. La protagonista ha il coraggio di fare scelte difficili e di portarle avanti fino alle estreme conseguenze.
Cosa avrei migliorato? I personaggi secondari sono presentati in maniera superficiale, avrei preferito che avessero uno spazio maggiore e una voce più definita. Anche gli antagonisti sono solo funzionali alla trama per ora, non hanno uno spessore proprio. Ovviamente ci sono altri due volumi di più 500 pagine ognuno, per cui non è detto che tutto ciò non sia mostrato in seguito.
Un ultimo appunto riguarda il modo di esprimersi dei personaggi giovani. Non penso di “avere la puzza sotto al naso” però ho trovato totalmente gratuito l’inserimento di parolacce nei dialoghi: non ha aggiunto niente alla narrazione, mi è sembrato solo un tentativo un po’ goffo di attualizzazione.
Nel complesso è stata una lettura avvincente, che mi ha riportato dopo diversi anni nel mondo del fantasy. Sono curiosa di leggere il continuo e scoprire se i miei personaggi preferiti resisteranno o cadranno

La repubblica del drago - R. F. Kuang

Un buon secondo capitolo, anche se tirato un po' per le lunghe. I meccanismi di sviluppo della storia ripetono in parte quelli già utilizzati per il primo volume e i colpi di scena non sono inaspettati. Ho apprezzato maggiormente alcuni personaggi secondari, nonostante anche qui gli sia stato concesso poco spazio per esprimere la propria personalità

La dea in fiamme - R. F. Kuang

La prima parola che mi viene in mente, avendo appena finito questo volume, è "noia", la seconda "inutile".
Come rovinare una bella serie con un ultimo capitolo male strutturato, tirato in lungo oltre ogni limite accettabile e con una fine non-fine più che deludente.
Capitoli e capitoli incentrati su una missione inutile, altri capitoli e capitoli incentrati su un'altra missione inutile, personaggi nuovi introdotti senza alcuna vera necessità solo per avere qualcuno da far morire, una eroina andata a male che non è più una figura originale ormai da qualche anno, e dulcis in fundo l'autrice complica talmente la situazione che, non sapendo come risolverla, la lascia in sospeso...
Bocciato

Paura / Stefan Zweig

Questo racconto di Zweig è interamente focalizzato su pensieri e sentimenti della protagonista, Irene Wagner, alto-borghese, che dopo aver condotto una vita tranquilla con la sua famiglia cede al desiderio e stringe una relazione adulterina con un artista squattrinato. Improvvisamente si sente avventurosa e affascinante ma è costretta a riportare i piedi per terra quando rischia di perdere tutto ciò che aveva dato per scontato. La vediamo quindi sprofondare nel terrore di fare un passo falso, di essere tradita e di vedere svelata la sua vergogna.
È un testo che si legge velocemente, anche perché non risulta mai pesante: l’angoscia della protagonista trasuda dalle pagine e spinge a voler vedere a quali estremi la condurrà.

“La paura è peggio del castigo; perché alla fine il castigo è qualcosa di determinato e, sia pesante o meno, è sempre meglio della spaventosa incertezza, della tremenda tensione che si prolunga all’infinito. (…) Lo vedo in tribunale e durante l’istruttoria. Ciò che più di tutto fa soffrire gli imputati è dover dissimulare, il rischio di essere scoperti, la spaventosa necessità di difendere una menzogna contro migliaia di piccoli attacchi occulti."

Prenditi cura di lei - Kyung-Sook Shin

Una coppia anziana si muove verso il treno della metropolitana di Seul. L’uomo riesce a salire appena prima che si chiudano le porte ma quando si volta si accorge che la moglie non ce l’ha fatta. Della donna si perde ogni traccia e i famigliari sono costretti a fare i conti con un’assenza che pesa e che li porta a riflettere sulla vita di quella donna che aveva dedicato ogni suo gesto a loro.
Un bel libro, delicato e malinconico. La storia di una famiglia raccontata attraverso il ricordo di qualcuno che all'improvviso scompare, i momenti dolci ma soprattutto i rimpianti e i rimorsi di chi perde qualcosa che aveva sempre dato per scontato.
È uno dei romanzi più commoventi che abbia letto.

"Prima che perdessi di vista tua moglie alla stazione di Seul, per te era solo la madre dei tuoi figli. Fino al momento in cui hai capito che avresti potuto non rivederla mai più, lei era come un albero tenace: un albero che dura nel tempo, a meno che non sia tagliato o strappato via. Quando è scomparsa la madre dei tuoi figli, hai capito che era scomparsa tua moglie. Tua moglie, che avevi dimenticato per cinquant'anni, era una presenza nel tuo cuore. Solo dopo la sua scomparsa è diventata tangibile, come se potessi allungare una mano e toccarla. "

La donna perfetta / Ira Levin

Pubblicato nel 1972, questo romanzo fa proprie le tematiche delle lotte femministe di quegli anni: il ruolo della donna nella famiglia e nella società, la donna come strumento di soddisfazione (sessuale) maschile, la ribellione dell’uomo all’emancipazione femminile.
Avevo già visto la versione cinematografica del 2004 e quindi per me non c’è stato un vero e proprio colpo di scena finale; ho però potuto cogliere gli indizi sparsi qua e là dall’autore e apprezzare la capacità di Levin di mascherare, dietro un racconto quasi privo di eventi, la direzione inquietante presa a un certo punto dalla trama.
Non il libro migliore letto quest'anno ma certamente una lettura interessante.

Il sospetto - Friedrich Dürrenmatt

Il commissario Bärlach (già presente in “Il giudice e il suo boia"), ormai in pensione, è bloccato in un letto d’ospedale dopo un intervento, in attesa della fine dei suoi giorni per un male incurabile. Casualmente su un numero di Life vede una foto di un medico nazista che sta operando senza anestesia. Un chirurgo dell’ospedale sembra riconoscere nell’uomo della foto un noto medico bernese e in Bärlach si insinua così il sospetto che il nazista sia ancora vivo e in piena attività.
È un romanzo filosofico, una riflessione sulla giustizia, sul bene e sul male.
Bärlach si muove spinto dalla volontà di combattere la disumanità in ogni forma e in ogni circostanza. È la sua ossessione, che sente di dover perseguire anche dal letto d’ospedale, pur mettendo se stesso in pericolo.
Il chirurgo nazista muove invece da posizioni ben diverse in cui l’uomo in sé non è importante: egli crede nella materia (che è energia e massa) e in sé in quanto parte della materia. Non c’è nulla al di sopra della materia, non c’è giustizia né Dio. La sua esistenza ha significato solo nell’attimo in cui la sta vivendo e questo gli dà il diritto di fare ciò che desidera: ciò che importa per l’uomo è la capacità di rivendicare la libertà di realizzarsi in ciò che più lo rispecchia, nel suo caso l’omicidio e la tortura.
È stata una lettura breve ma intensa, anche se non la mia preferita tra quelle di Dürrenmatt (il romanzo che più ho amato è La panne).

Nella vita dei burattini - T. J. Klune

Un romanzo che richiama dichiaratamente Pinocchio di Collodi, a partire dai nomi: abbiamo la Fata Turchina, il Paese dei Balocchi, il Gatto e la Volpe, il Terribile Pescecane che inghiotte il padre del protagonista; ma anche l’idea di fondo: un creatore che costruisce androidi e robot infondendo in loro la vita, il sogno che anche gli esseri artificiali possano trasformarsi in persone vere.
È il libro di T.J. Klune che per ora ho preferito. La storia si snoda tra avventure e sentimenti, pagine divertenti e altre malinconiche. Al centro di tutto ci sono i concetti di umanità e famiglia, il risvolto romantico è appena accennato e ha toni molto dolci.

La vita di chi resta - Matteo B. Bianchi

Bianchi rievoca il periodo successivo al suicidio dell’ex-compagno e il difficile percorso per ritrovare il proprio equilibrio mentale, attraverso il dolore e i sensi di colpa.
Non è un testo leggero: le pagine portano un carico di sofferenza quasi tangibile. L’autore alterna ricordi della vita di coppia e descrizioni, da un lato, del senso di straniamento dalla realtà in quanto “sopravvissuto”, dall’altro, dei tentativi per trovare una via di uscita dallo strazio della perdita.
I capitoli sono molto brevi e spesso iniziano e completano l’argomento su cui sono incentrati, con una svolta completa nelle pagine seguenti. Questo mi è piaciuto e mi ha facilitato il proseguimento della lettura. Lo stile non mi ha colpito particolarmente, ci sono qua e là delle cadute che non ho apprezzato.
L’autore è riuscito a suscitare la mia empatia? Parzialmente. Chiuso nel proprio dolore, è il centro unico della narrazione e non riesce ad accettare l’idea che sofferenze diverse dalla propria possano essere altrettanto intense. Il modo in cui liquida il dolore degli altri mi ha infastidito abbastanza. Se è vero, come Bianchi stesso scrive, che il dolore rende egoisti, denigrare la sofferenza di un figlio che perde un genitore anziano come se fosse niente non è giustificabile.
Essendo questo un diario intimo e non un resoconto romanzato di un’esperienza , non lo proporrei come lettura per un pubblico generico.

Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno - Benjamin Stevenson

Ho scelto questo volume perché avevo voglia di un romanzo leggero e, per fortuna, non ho sbagliato.
Il tono del narratore, Ernie Cunningham, è scanzonato e ben si adatta a un giallo che vuole essere brillante e non angosciante. Secondo tradizione, tutti i personaggi hanno qualcosa che li rende sospetti. L’indagine è sufficientemente complicata e i colpi di scena mi hanno preso alla sprovvista.